Il dilemma dell’onnivoro è una vera e propria corrispondenza dal fronte. Una guerra che non riguarda 2 fazioni a migliaia di chilometri da noi, ma tutti. Uno scontro giocato sottopelle, potenzialmente autodistruttivo perché il rischio è che si perda tutti, imbalsamati da soddisfazioni economiche e digestive di corto raggio. Una guerra giocata da un lato da un relativamente esiguo numero di affaristi che sta tuttavia monopolizzando le colture mondiali: parte dell’industria chimico-agro-alimentare e i governi che la supportano. Dall’altro coloro che hanno avvertito il bisogno di ricostruire un rapporto diretto e sensato con la propria alimentazione e a cascata con i mezzi e le filosofie di produzione. Sono tanti, ma piccoli e spesso soli. Quindi fino a che non si svilupperà una reale coscienza di massa sarà durissima per loro. Non solo vincere, ma  sopravvivere.

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La copertina del libro IL DILEMMA DELL’ONNIVORO

Le battaglie che qui sono raccontate riguardano grandi business americani come il mais o le carni bovine, ma in realtà si giocano ad ogni latitudine, su ogni campo: di grano, di patate, d’uva.

Sul fronte enologico la mia percezione è che in Italia si stia lavorando bene sulla peculiarità e sulla valorizzazione della biodiversità in opposizione alla massificazione del gusto, e così delle colture e delle lavorazioni. C’è un fermento… naturale. Questo ha effetti sulla qualità del vino a tutto tondo: non solo quindi quello che trovo nel bicchiere, ma tutto quello che ci sta dietro. Biologico, biodinamico et similia. Il principio comune è il rispetto della natura da cui traiamo la nostra soddisfazione bevereccia. La sostenibilità.

Mi sembra però che non in tutti i paesi stia accadendo la stessa cosa. Spero di sbagliarmi o per lo meno che vi sia al più presto una reazione.

Insieme a ciò, purtroppo, rimane vero che la produzione di vini di qualità non rappresenta certamente la maggioranza della produzione del nostro paese. Quindi alta visibilità del fenomeno, a cui fa da contraltare una non equivalente diffusione delle pratiche virtuose sul territorio.

Poche settimane fa la trasmissione Report ha raccontato quello che sta avvenendo in Veneto, nelle zone del prosecco tra Valdobbiadene e Conegliano. Terra che conosco molto bene e amo.

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Vigneti tra Valdobbiadene e Conegliano Veneto

Lì si fa ancora largo uso di fertilizzanti e pesticidi chimici di origine industriale. Alcuni, pochi ancora, produttori hanno deciso di modificare i propri sistemi produttivi verso il biologico; ma è soprattutto la popolazione che sta prendendo coscienza di ciò a cui sta rinunciando: la salute e il futuro delle generazioni che verranno. Qualcosa si sta muovendo e sembra che qualche successo lo stiano raccogliendo. Avanti così!

Tornando al libro, Michael Pollan conduce un’indagine seria, mettondosi alla prova egli stesso in entrambi i mondi in guerra. Il titolo del libro racconta di una soluzione non facile dove comunque la strada è tracciata. Buona lettura.