Seduto a un tavolo stai degustando un vino coi tuoi amici, uno di questi assaggia per primo e subito esclama: – oh questo è il tuo vino!

Se ha ragione, e spesso ce l’ha, non c’è più niente da dire: stai vivendo il tuo momento di felicità enoica. Come lo assaggi sfoggi il tuo sorriso migliore, tra il beato e l’ebete. Ovvero interiormente ti senti beato, ma chi ti guarda…

Non solo hai di fronte a te una imminente sequenza di sorsi gioiosi, ma in qualche modo il tuo gusto è stato anche riconosciuto da chi ti conosce e partecipa così alla tua festa. Non è più una mera questione di qualità. Entriamo (ritorniamo!) nel campo del soggettivo, del personale.

Prendiamo un vino rosso. Stappi una bottiglia dove trovi una bella acidità, accompagnata da buona mineralità, nessun sentore di botte piccola, gusto dritto, verticale, lungo, pulito, ma accompagnato anche da profumi al naso un po’ “sporchi”, che spaziano dall’animale agli smalti. Un pinot nero ad esempio, ma non solo. Ecco, quando questi elementi si combinano nel giusto equilibrio, quello è il MIO vino!

Un altro amico predilige l’eleganza. Un altro ancora la potenza. E via dicendo. Potremmo rietichettarli come il vino di Ste, quell’altro è di Cosimo, l’altro ancora è proprio quello di Lisa.

E se sviluppassimo (?) una APP che lavori in questo modo, capace di riorganizzare le proposte enologiche secondo il gusto di chi beve? I punteggi dicono poco, le varietà di uve possono essere cresciute in luoghi e lavorate in modi così diversi da non essere riconoscibili, le cantine propongono spesso prodotti molto diversi l’uno dall’altro.

In fondo ormai il Grande Fratello sa tutto di noi. Gli abbiamo offerto consumi, abitudini, gusti, credenze, affetti, orientamenti. E lui si è appuntato diligentemente tutto, pronto a soddisfare ogni nostro desiderio. Il mondo enologico non fa eccezione: descrizioni, classificazioni, valutazioni e premiazioni su qualsiasi bottiglia di vino sono all’ordine del giorno, che provengano dai grandi guru, da blog e forum di appassionati, da APP che ci permettono di socializzare ogni nostra bevuta.

Però la classificazione del gusto è qualcosa di diverso dalla descrizione e richiede una cura particolare, un tempo simile all’affinamento in bottiglia. Per raggiungere l’obiettivo i gusti andrebbero non solo registrati, ma anche monitorati, catalogati e organizzati.

Esiste già una APP così? Segnalatemela!

Altrimenti si potrebbe partire da zero, anche se già esistono tante APP affermate in possesso di un potenziale database immenso. C’è qualcuno disposto ad accettare la sfida?

Intanto, avanti coi primi dubbi.

  • Tutte le bottiglie dovrebbero essere fatte rientrare in questa nuova nomenclatura?
    • Probabilmente no. Non ne vale sempre la pena.
  • Individuato il proprio alter ego digitale, questi dovrà diventare la nostra unica fonte di ispirazione?
    • Assolutamente no! Però vuoi mettere, quella volta che hai proprio quella voglia e sai che puoi soddisfarla? Non ha prezzo.
  • Ma il vino è  vivo. Bevilo un po’ più caldo un po’ più freddo un mese prima un anno dopo. Come fai a essere sicuro che abbia proprio quelle caratteristiche?
    • Non puoi esserlo. Ci speri.  Pensa se dovesse sapere di tappo…