Io l’ho fatto e non potevo esimermi dal farlo.

Enoico per provvidenza, da 3 lustri ormai seguo appassionatamente il mondo dell’innovazione didattica. Da quando la formazione a distanza si staccò dai supporti rigidi per entrare nell’era internet. Come tutto il web, in questi anni la didattica online si è trasformata diverse volte, perfezionandosi e soprattutto avvicinandosi sempre più alle esigenze e ai desideri del suo vasto e diversificato pubblico. Oggi è un mondo così ampio che categorizzarla è quasi un’impresa. Ci trovate davvero di tutto. In questo universo fanno bella mostra di sé degli strani esseri chiamati MOOC (se volete fare bella figura pronunciateli “MUUC” non “MOOC”!!!), acronimo di Massive Open Online Courses. Una marea di corsi online realizzati da diverse tra le più importanti università a livello mondiale, fruibili più o meno gratuitamente. Se volete un riconoscimento ufficiale qualche soldino va sborsato, ma in genere nulla di offensivo.

Sono ben fatti, ma come ogni percorso formativo, richiedono impegno e costanza. La scorsa estate ho deciso che ne avrei seguito uno, ponendomi dall’altra parte della barricata. Il tema? Ovvio…

Ho scelto il mio corso dalla piattaforma edX , tra le prime piattaforme MOOC realizzate. Il corso si intitola, guarda caso, World of Wine. Uno sguardo al programma: il corso non sembra dovermi raccontare nulla di nuovo; ma ho voglia di costruirmi un po’ di terminologia in lingua inglese. Parto. Anzi resto, mica devo andare fino ad Adelaide! Il corso ce l’ho qui, a portata di mouse.

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Un’immagine presa dal syllabus del corso. Molte le video risorse messe a disposizione.

L’inizio è faticoso, ma preso il ritmo si arriva allegramente fino alla fine. E devo dire che il corso mi ha dato anche più di quello che mi aspettavo. Perché mi ha trasmesso una diversa filosofia del vino, che non conoscevo. Quella del nuovo mondo. Loro sono più consapevoli di questa differenza, qui nel vecchio mondo se ne parla meno.

Il certificato rilasciato da edX previa iscrizione a pagamento
Il certificato rilasciato da edX, previa iscrizione

Nei vari passaggi della produzione del nostro amato nettare si sottintendeva un approccio che definirei più tecnicista, per dire di un forte accento all’analisi e alla classificazione delle parti di cui è costituito.

Dichiarazioni che in Italia nessuno oserebbe fare, pena l’accusa di eresia. Per i principali vitigni prodotti nell’emisfero boreale (pochissimi, of course, rispetto al nostro fortunato ed encomiabile Paese che sta valorizzando la presenza di decine e decine di vitigni autoctoni) ad esempio sono stati classificati tutti i profumi che si dovrebbero sentire. Molto utile didatticamente, anche realistico, ma fortunatamente non sempre vero.

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Un esempio di scheda tecnica che associa vitigni e profumi

Eppure l’altro giorno mi capita sottomano un Sauvignon della Nuova Zelanda. Lo assaggio e – sarà un caso! – ci ritrovo proprio quella filosofia che mi ha trasmesso il MOOC: un vino molto ricco, dal bouquet complesso, ma in qualche maniera “frammentato”. Un’opulenza che non si amalgama, sottraendo grazia e poesia a un’opera potenzialmente molto avvolgente.

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Un sauvignon della Nuova Zelanda. Molto simpatica la conversazione con il produttore avuta su twitter

Non resta che una cosa da fare: approfondire il tema! A colpi di mouse, ma soprattutto  di calici.