Ho un disco rigido da 20gb nell’epoca dei big data. Non sto purtroppo parlando del pc, ma proprio della mia memoria, che mi permette di registrare solo pochi indelebili avvenimenti, purché semplici e facilmente semplificabili nel medio-lungo periodo.  Amando il buon vino e sapendo in quante pertugiose e disperse bottiglie ama nascondersi, questo può dimostrarsi un problema.

Per correre ai ripari qualche anno fa avevo iniziato nel modo più classico possibile: una bellissima moleskine color vinaccia in cui mi segnavo i vini che mi interessavano.

Però presentava alcuni limiti:

  1. Bisogna ricordarsela, ovvero portarla sempre con sé
  2. È impossibile riorganizzare le informazioni
  3. Tendevo per “economicità di servizio” a inserire solo i vini interessanti.

La faticosa pratica del bevitore mi rese subito evidente che:

  1. Il più delle volte la dimenticavo o comunque non l’avevo con me “quando serviva”
  2. Diventava difficile recuperare le informazioni sulla tal bottiglia se non ne avevi un ricordo già abbastanza preciso
  3. Segnarsi i vini imbevibili non è meno importante che garantirsi di tramandare ai posteri le grandi bevute.

Cambiai quindi tecnica e mi creai un google spreadsheet: un bell’excel online consultabile ed editabile anche da cellulare. Questo secondo passaggio, come avviene per le barrique, è stato senz’altro meno suggestivo e intenso del primo. Tuttavia ha risolto la maggior parte dei limiti del precedente. Informazioni complete e organizzate, facilmente recuperabili e il cellulare, ormai, non se lo scorda più quasi nessuno. Alla peggio si scarica… quando serve!

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Però anche questo, dopo un po’, ha manifestato qualche limite:

  1. Difficile gestire le immagini (etichette) su un file di questo tipo
  2. La connessione internet è piuttosto diffusa, ma non è ancora ovunque
  3. E soprattutto è giustamente e doverosamente assente pressoché in tutte le cantine sotterranee dove passi diverse ore degustando e bevendo e annegando e cercando di risorgere dalle proprie ceneri (o sarebbe meglio dire dai propri sedimenti).

 

Per mia fortuna però qualche anno fa è scoppiata la bollicina delle APP, tra cui 1000 dedicate al vino. Ne ho testate e usate un po’. Alcune sono fatte molto bene e i loro servizi sono in costante crescita.

Tra le tante, quella che ho utilizzato di più è vivino. Oggi la usano in tanti, tantissimi! Scatti la foto, il motore di ricerca ti recupera i dati in automatico (spesso ma non sempre corretti), valuti, descrivi, condividi le opinioni, ti crei i promemoria, scopri se l’hai pagato il giusto o ti sei fatto fregare, ti gestisci le bottiglie ancora tappate della tua cantina e altro ancora. Non tutti i servizi sono gratuiti, per alcuni bisogna avere l’account premium.

E la app senza rete non si apre (o non si apriva, adesso non so). E il caricamento a volte era lunghissimo. E se il vino non è in elenco devi attendere che la tua richiesta venga validata. E ti passa la voglia.

Oggi uso il più generico dei media: https://twitter.com/stefano_menon. Non è un database e non posso quindi organizzare le informazioni in base alle necessità, ma mi permette di linkare agilmente il vino all’occasione, al luogo o alle persone. Per ora è il mio #aVVinamento perfetto. In futuro chi berrà vedrà.