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Fine serata del selfwine festival

Il SELFWINE festival è l’invenzione dell’acqua calda. Già il vin brûlé, per stare in tema, risulta più complesso. Se frequentate ambienti enoici avrete sperimentato decine di proposte di serate a tema. Il nostro gruppo di bevitori fa la stessa cosa, auto-organizzandosi. Si sceglie un tema –se volete poi vi passo alcune chicche già sperimentate- e ognuno porta una bottiglia al convitto. Questi “festival” oltre che piacevoli sono purtroppo anche didattici. Senza volere si finisce con l’imparare qualcosa su determinate zone di produzione, sui metodi di vinificazione, su vitigni e cantine, tipicità, atipicità e chi più ne ha più ne metta.

I nostri festival hanno 2 possibili format. Il classico: ci troviamo a casa di qualcuno e qui il vino è padrone incontrastato. Quel che si mangia è strettamente necessario al sostegno dello… spirito. L’attenzione a pane e companatico è piuttosto ridotta (anche se poi non mancano piacevoli sorprese). Il secondo format è il lezioso. Ma dovete trovare un ristorante -o meglio uno chef- che abbia voglia di seguirvi. Oggi di ristoratori che permettono di portarsi la bottiglia da casa se ne trovano, anche se speriamo diventino sempre di più. Si paga il diritto di stappo (una volta mi è costato quanto una bottiglia… credo abbiano perso un cliente per sempre) e si beve. Ma se trovate uno chef illuminato che vi organizza un menu ad hoc rispetto al tema del vostro selfwine, beh l’aVVinamento diventa facilmente memorabile.

Noi abbiamo trovato il nostro chef, è Stefano Riva dell’Osteria dello Strecciolo. Ormai da qualche anno ci segue nelle nostre peripezie.

Tema di questo selfwine festival semplice ma sempre affascinante: vini francesi.

Siamo in 14, ci dividiamo a coppie: 2 bollicine, 2 bianchi, 2 rossi, 1 passito (2 bottiglie per etichetta). 7 vini molto diversi che, casualmente (non ci siamo messi d’accordo), vanno a coprire vaste aree del territorio francese: dalla Champagne alla Borgogna, dal Bordeaux alla Loira centrale, dall’Alsazia al Sud-Ovest.

In foto il menu completo e i vini.

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il menu proposto dallo chef Riva

Vini molto diversi dunque, che hanno attratto di volta in volta il gusto dell’uno o dell’altro commensale. Il mio preferito? Il riesling, da bere a vagonate.

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riesling grand cru saering 2012, foto di Gloria Chang

Gli abbinamenti non sono sempre perfetti ovviamente, ma proprio per questo lasciano il posto a piacevoli e incantate discussioni circa i pregi e i difetti dell’uno e dell’altro accostamento.

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In nessun caso mi è parso di vedere smorfie di insofferenza. A conferma che se mangi e bevi bene, tutto il resto è …  E non ho detto gioia. Né noia.