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I vigneti disposti ad anfiteatro, cantina Specogna

Il Friulwine l’avevamo in mente da un po’. Da quando con Walter ci siamo diplomati all’AIS qualche anno fa e abbiamo deciso che questo sarebbe stato il nostro piccolo viaggio di consacrazione.

Riusciamo a organizzarlo quest’anno e alla fine partiamo in 8, in 6 da Milano e dintorni, gli ultimi 2 ci raggiungono da Trieste il secondo giorno.

4 cantine, 4 interpretazioni, 4  persone (beh qualcuna in più), 4 mondi diversi. Siamo stati fortunati, perché dalle differenze si impara molto. Il vino si finisce di comprenderlo solo se si entra in contatto con la passione, la terra e le parole di chi l’ha prodotto. Si potrebbe anche dire “l’anima”, ma l’aVVinamento sentimentalismo-vino è sufficiente a far pensare che stia scrivendo sbronzo. La visita in cantina è invece l’aVVinamento perfetto, che rende indimenticabile quel nome e quei vini, nel bene o nel male.

Da Milano al Friuli è lunga. C’è di peggio, è vero, ma se questa diventa la scusa per una visita in cantina lungo la strada, perché non farlo! A metà percorso siamo nel vicentino, così vicini all’Opificio del Pinot Nero. Impossibile non rendere omaggio a Marco Buvoli, artista del pinot nero che ama definirsi artigiano.

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Pochi ettari a disposizione, su terreni ed esposizioni diversi. I suoi spumanti sanno essere raffinatissimi, ma attenti a non innamorarvi di un assaggio, perché le sue bottiglie non si ripetono. In ogni stappatura qualche differenza, nascosta sotto etichette che raccontano gli anni di affinamento in bottiglia (3, 6, 7, 10…). Qui il vino è vivo. Come in una relazione, o si impara ad amare nel cambiamento, oppure si resta indietro. Prendere o lasciare.

Dopo qualche ora riprendiamo il viaggio e passata Oderzo entriamo finalmente in Friuli. Raggiungiamo la Società Agricola Le Monde (mi raccomando, leggete la “e” finale, non siamo mica in Francia!), dove ci aspetta Alberto. Le monde è l’aziendona del nostro tour: 80 ettari, qualche centinaio di migliaia di bottiglie prodotte, sistemi tecnologici d’avanguardia, una buona attenzione al rispetto per la terra. A conferma delle dimensioni importanti di questa realtà, lo stesso Alberto che ci guida appassionatamente nei locali della cantina sarà l’unico uomo “non della famiglia” tra i cantinieri che abbiamo incontrato. Dopo la visita alla cantina, ci porta in una lussuosa sala di degustazione dove assaggiamo vini ben fatti e piacevoli.

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Il giorno dopo abbandoniamo la provincia di Pordenone per spingerci ancora più a est, Verso Udine prima e Gorizia più tardi.

Arriviamo dai Vignaioli Specogna dove si finisce, o forse dovrei dire si inizia, col conoscere tutta la famiglia nel giro di poche ore. Personalità e voci diverse ma ben amalgamate ci introducono in questa terra di confine contribuendo a rendere l’esperienza più ricca e piacevole. Come un buon vino.

Quasi poetiche oggi le dolci colline su cui poggiano i vigneti, il monte Nero sullo sfondo. Lì sotto, nascosta ma vicina, Caporetto. Influssi sloveni e austriaci non solo nella storia, ma anche nei venti e nel clima che esaltano i profumi dei vini di questa cantina. Tutti piacevoli, spesso eleganti nella loro austerità che richiama la cultura friulana. Con alcune eccellenze, tra cui il sauvignon blanc Duality: ha personalità da vendere!

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Il giro si chiude da un vero personaggio della viticultura, di quelli che, come si dice: “o copall o teniell”. Parliamo di Dario Princic. Personalità vulcanica senza mezzi termini, ci catapulta in un’altra concezione del vino.  Etichettiamoli come vini naturali, anche se in alcuni ambienti si fa peccato a nominarli.

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In cantina con Dario Princic

Infatti se da un lato questi vignaioli hanno già trovato la loro strada, dall’altra aspettiamo che a livello “politico” trovino il loro nome, la loro comunione (esistono oggi tante piccole realtà che non riescono ancora a unirsi per dare la dovuta visibilità a questo movimento), ma intanto è bello assaggiarli e scoprire quanta espressività e quanta diversità possano esistere in un bicchiere di vino. Ogni assaggio ci ricorda che c’è sempre da imparare. Abbandonate le etichette, i punti di riferimento standard qui servono a poco. In fondo la cosa importante è che il vino sia potabile, giusto Dario?

Il suo sito? Niente web, il solo sito in cui lo trovate è quello naturale del vigneto. O in cantina.

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La banda Friulwine al completo: Walter, Betty, Gloria, Il Maggio, Stefano, Antonio, Ambrogio, Stefano